venerdì 4 novembre 2016

Non sottovalutiamo gli attacchi d’ansia degli studenti

Interrogazioni, compiti in classe e problemi con compagni e professori scatenano sempre più attacchi d’ansia in alcuni ragazzi e ragazze particolarmente sensibili della Scuola media e superiore. Le manifestazioni comuni sono la difficoltà di respirazione, come se si avesse un peso che schiaccia il petto, la sudorazione improvvisa e immotivata, l’inacapacità di spiegare cosa succede, quindi scena muta, a volte macchie sul viso e sul collo che spariscono quando il soggetto si calma. Queste manifestazioni, se si presentano più volte, diventano sempre più evidenti e consistenti in quanto ognuna si rinforza dal ricordo ancora presente della precedente. A lungo andare si trasformano in veri a propri attacchi di panico.

Lavorando nelle scuole, come psicologa scolastica, ho visto diversi casi di attacchi d’ansia nati così per caso, perché il ragazzo o la ragazza non avevano studiato abbastanza quel giorno  o erano già in crisi per altri motivi, poi l’ansia è cresciuta mano a mano fino a diventare attacchi di panico veri e propri con sintomi simili ma con l’aggiunta di immobilizzazione: il soggetto fatica a respirare, suda, non riesce a parlare e non riesce più a svolgere alcuna attività fino a quando non si calma. A questo punto subentra la paura anche nei momenti di normale vita quotidiana, paura che succede di nuovo!

Il timore che ritorni un altro attacco di panico è l’effetto collaterale devastante degli attacchi di panico stessi, e quello che convince i soggetti di non essere più persone “normali” ma malati.

Gli attacchi di panico si curano con terapia psicologica e farmacologica, non guariscono spontaneamente senza cure, per questo è necessario fare prevenzione quando si tratta ancora di ansia perché questa è curabile con poche sedute psicologiche a differenza dell’attacco di panico che guarisce nel giro di anni.


Dott.ssa Trevisol Loana

Psicologa

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Fonte: http://blog.miagenda.it/non-sottovalutiamo-gli-attacchi-dansia-degli-studenti/

Non sottovalutiamo gli attacchi d’ansia degli studenti

Interrogazioni, compiti in classe e problemi con compagni e professori scatenano sempre più attacchi d’ansia in alcuni ragazzi e ragazze particolarmente sensibili della Scuola media e superiore. Le manifestazioni comuni sono la difficoltà di respirazione, come se si avesse un peso che schiaccia il petto, la sudorazione improvvisa e immotivata, l’inacapacità di spiegare cosa succede, quindi scena muta, a volte macchie sul viso e sul collo che spariscono quando il soggetto si calma. Queste manifestazioni, se si presentano più volte, diventano sempre più evidenti e consistenti in quanto ognuna si rinforza dal ricordo ancora presente della precedente. A lungo andare si trasformano in veri a propri attacchi di panico.

Lavorando nelle scuole, come psicologa scolastica, ho visto diversi casi di attacchi d’ansia nati così per caso, perché il ragazzo o la ragazza non avevano studiato abbastanza quel giorno  o erano già in crisi per altri motivi, poi l’ansia è cresciuta mano a mano fino a diventare attacchi di panico veri e propri con sintomi simili ma con l’aggiunta di immobilizzazione: il soggetto fatica a respirare, suda, non riesce a parlare e non riesce più a svolgere alcuna attività fino a quando non si calma. A questo punto subentra la paura anche nei momenti di normale vita quotidiana, paura che succede di nuovo!

Il timore che ritorni un altro attacco di panico è l’effetto collaterale devastante degli attacchi di panico stessi, e quello che convince i soggetti di non essere più persone “normali” ma malati.

Gli attacchi di panico si curano con terapia psicologica e farmacologica, non guariscono spontaneamente senza cure, per questo è necessario fare prevenzione quando si tratta ancora di ansia perché questa è curabile con poche sedute psicologiche a differenza dell’attacco di panico che guarisce nel giro di anni.


Dott.ssa Trevisol Loana

Psicologa

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Chirurgia prenatale: si può già intervenire sul feto

Si può orgogliosamente dire che in Italia sono stati eseguiti brillanti interventi di chirurgia prenatale sui feti e sui loro annessi.

Andrebbe però detto che questi interventi si dividono in operazioni di lieve, media e alta invasività. Scopriamo di cosa si tratta.

Chirurgia prenatale: gli interventi a minima invasività

chirurgia prenataleSi menzionano l’amniocentesi, la villocentesi e l’embrio/fetoscopia.

  1. L’amniocentesi è un’ esame caldamente raccomandato alle gestanti con più di 35 anni (inclusi i 35), poiché permette di conoscere eventuali cromosonopatie (in particolare il mongolismo il cui rischio è di 1 su 250 ed 2-4 su 250 dopo i 40 anni). Si esegue il prelievo del liquido amniotico dall’utero a partire dalla 18ma settimana. L’esito positivo (ovvero c’è un mongolismo) dell’esame permette di stabilire se è il caso di interrompere la gravidanza o se, invece, si vuole proseguire comunque. Studiando il liquido amniotico si possono avere dati relativi a batteri, o virus presenti all’interno del sacco, si può stabilire se sono passati attraverso la placenta e controllare il livello dell’alfaproteina e della bilirubina.
  2. La villocentesi consiste nel prelievo dei villi coriali eseguibile attraverso un’agoaspirazione guidata dall’ecografo via vaginale o addominale. Viene indicata nei casi di coppie microcitemiche e con problemi a livello circolatorio o quando a livello genetico ossia nel ramo famigliare compaiono malattie genetiche; questo è finalizzato a controllare la ricorrenza di tali patologie.
  3. La fetoscopia è un intervento nato nel secolo scorso e poi interrotto perché non dava risultati sperati, ed, anzi, creava molte complicanze alla donna che veniva sottoposta a tale indagine. Attualmente, la tecnologia e la ricerca ha dato luogo ad una strumentazione sofisticata ma allo stesso tempo più piccola, più maneggevole e più flessibile che permette di arrivare all’obiettivo con ottime immagini. Il fetoscopio si avvale di una fibra ottica che dà immagini precise della realtà che si vuole conoscere. E’ stato possibile passare da un intervento invasivo ad uno lievemente/mediamente invasivo e con pochissimi se non rari effetti collaterali. E’ ridotto al massimo il rischio di rottura del sacco e quindi di parto prematuro. E’ consigliato in caso di distrofia muscolare da parte della madre o di altre malattie metaboliche.

Chirurgia prenatale: quali sono gli interventi di media invasività?

Tra gli interventi di chirurgia prenatale si possono ricordare le trasfusioni da madre a figlio nei casi in cui si dovessero presentare casi di grave anemia o di infezioni virali da parvivirus B19.

Le trasfusioni si eseguono avvalendosi di un ecografo che consentirà di raggiungere la placenta e di procedere con il trasferimento sanguigno.

Talvolta si può fare nell’addome fetale e si può eseguire in ambulatorio.

Non c’è dunque la necessità di una sala operatoria, il rischio per il feto è bassissimo così come per la mamma.

Chirurgia prenatale: quali sono gli interventi invasivi?

Se si dovesse ricorrere ad interventi di chirurgia prenatale invasivi di una certa importanza, ci si deve rivolgere a specialisti che operano in strutture altamente attrezzate e preparate a questo tipo di chirurgia.

Se un tempo si poteva parlare prevalentemente di aziende ospedaliere attive nel Nord d’Italia, come Torino, Bergamo, Genova e Roma, d’ora in poi le tecniche si stanno diffondendo anche in altre sedi.

Si farà un esempio di intervento invasivo sul cuore, eseguito nel 2011 a Bergamo da specialisti italiani in collaborazione con colleghi spagnoli, una valvuloplastica aortica. A questo seguì quello di Torino, una valvuloplastica polmonare.

Interventi di chirurgia prenatale: quando devono essere eseguiti e quando posposti?

chirurgia prenatale interventiConsiderando la delicatezza e le complicanze di un intervento chirurgia prenatale su un feto, e dunque sono coinvolti sia la madre che il nascituro, bisogna fare sempre le dovute valutazioni concludendo che non ci sono alternative.

  • Interventi al cuore

In effetti, gli interventi vengono fatti in caso di ipoplasia, ovvero una malformazione a livello cardiaco che blocca lo sviluppo della parte sinistra del cuore. Un altro caso è quando il feto dovesse soffrire di una chiusura dell’atrio destro o sinistro, condizione che non permette al piccolo di avere un battito regolare e causa una breve sopravvivenza. Infine, sempre rimanendo su problemi cardiologici, gli interventi sono eseguibili in presenza di qualsiasi malformazione cardiaca che impedisca un battito regolare o una respirazione normale alla nascita e dopo.

  • Ernia diaframmatica

Se, come spesso accade, è un problema congenito, l’ernia va affrontata chirurgicamente per evitare possano sussistere complicazioni. L’ernia è caratterizzata da una protrusione dei visceri addominali nella cavità toracica; la compressione del polmone complica la respirazione. Prima si svolgeva un intervento a cielo aperto, ora è preferibile ricorrere alla chirurgia mini-invasiva usando il fetoscopio per l’applicazione di un palloncino al sotto delle corde vocali del feto; anche in questo caso, si interviene a condizione che il liquido accumulato nei bronchi tende ad espandersi nei polmoni; una volta che bronchi e polmoni hanno raggiunto lo sviluppo normale, il palloncino si rimuove. Di solito la rimozione avviene verso la fine della gravidanza dalla 36ma settimana in poi, previo il controllo della situazione.

  • Applicazione di stent

Se il problema fetale è a livello della valvola uretrale che impedisce la canalizzazione corretta delle vie urinarie e causa una dilatazione della vescica e una sofferenza ai reni, si interviene applicando uno stent; quest’ultimo permetterà la regolare fuoriuscita dell’urina nel liquido amniotico. Uno stent analogo si adopera nei casi idrocefalia o di altri versamenti che possono compromettere lo sviluppo fetale.

Un altro intervento è la resezione di una neoplasia.

Si procede qualora sia stato accertato che il nascituro soffra di neoplasia sacrococcigea o di tumori benigni al cuore. Sia che siano benigni, sia che siano maligni le linee guida danno indicazione all’intervento.

La chirurgia prenatale è un campo di ricerca in via di espansione, ma richiede la consultazione e la collaborazione di ginecologi, ostetrici, cardiologi, pediatri e radiologi per stabilire l’indicazione.

Ai genitori dovrebbero essere illustrati i rischi a cui va incontro la mamma o il bambino o entrambi, per far sì che si possa decidere eventualmente all’interruzione della gravidanza.

Fonte:

Ecografia in Ostetricia e ginecologia a cura di P. Callen.

 



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/chirurgia-prenatale/

Chirurgia prenatale: si può già intervenire sul feto

Si può orgogliosamente dire che in Italia sono stati eseguiti brillanti interventi di chirurgia prenatale sui feti e sui loro annessi.

Andrebbe però detto che questi interventi si dividono in operazioni di lieve, media e alta invasività. Scopriamo di cosa si tratta.

Chirurgia prenatale: gli interventi a minima invasività

chirurgia prenataleSi menzionano l’amniocentesi, la villocentesi e l’embrio/fetoscopia.

  1. L’amniocentesi è un’ esame caldamente raccomandato alle gestanti con più di 35 anni (inclusi i 35), poiché permette di conoscere eventuali cromosonopatie (in particolare il mongolismo il cui rischio è di 1 su 250 ed 2-4 su 250 dopo i 40 anni). Si esegue il prelievo del liquido amniotico dall’utero a partire dalla 18ma settimana. L’esito positivo (ovvero c’è un mongolismo) dell’esame permette di stabilire se è il caso di interrompere la gravidanza o se, invece, si vuole proseguire comunque. Studiando il liquido amniotico si possono avere dati relativi a batteri, o virus presenti all’interno del sacco, si può stabilire se sono passati attraverso la placenta e controllare il livello dell’alfaproteina e della bilirubina.
  2. La villocentesi consiste nel prelievo dei villi coriali eseguibile attraverso un’agoaspirazione guidata dall’ecografo via vaginale o addominale. Viene indicata nei casi di coppie microcitemiche e con problemi a livello circolatorio o quando a livello genetico ossia nel ramo famigliare compaiono malattie genetiche; questo è finalizzato a controllare la ricorrenza di tali patologie.
  3. La fetoscopia è un intervento nato nel secolo scorso e poi interrotto perché non dava risultati sperati, ed, anzi, creava molte complicanze alla donna che veniva sottoposta a tale indagine. Attualmente, la tecnologia e la ricerca ha dato luogo ad una strumentazione sofisticata ma allo stesso tempo più piccola, più maneggevole e più flessibile che permette di arrivare all’obiettivo con ottime immagini. Il fetoscopio si avvale di una fibra ottica che dà immagini precise della realtà che si vuole conoscere. E’ stato possibile passare da un intervento invasivo ad uno lievemente/mediamente invasivo e con pochissimi se non rari effetti collaterali. E’ ridotto al massimo il rischio di rottura del sacco e quindi di parto prematuro. E’ consigliato in caso di distrofia muscolare da parte della madre o di altre malattie metaboliche.

Chirurgia prenatale: quali sono gli interventi di media invasività?

Tra gli interventi di chirurgia prenatale si possono ricordare le trasfusioni da madre a figlio nei casi in cui si dovessero presentare casi di grave anemia o di infezioni virali da parvivirus B19.

Le trasfusioni si eseguono avvalendosi di un ecografo che consentirà di raggiungere la placenta e di procedere con il trasferimento sanguigno.

Talvolta si può fare nell’addome fetale e si può eseguire in ambulatorio.

Non c’è dunque la necessità di una sala operatoria, il rischio per il feto è bassissimo così come per la mamma.

Chirurgia prenatale: quali sono gli interventi invasivi?

Se si dovesse ricorrere ad interventi di chirurgia prenatale invasivi di una certa importanza, ci si deve rivolgere a specialisti che operano in strutture altamente attrezzate e preparate a questo tipo di chirurgia.

Se un tempo si poteva parlare prevalentemente di aziende ospedaliere attive nel Nord d’Italia, come Torino, Bergamo, Genova e Roma, d’ora in poi le tecniche si stanno diffondendo anche in altre sedi.

Si farà un esempio di intervento invasivo sul cuore, eseguito nel 2011 a Bergamo da specialisti italiani in collaborazione con colleghi spagnoli, una valvuloplastica aortica. A questo seguì quello di Torino, una valvuloplastica polmonare.

Interventi di chirurgia prenatale: quando devono essere eseguiti e quando posposti?

chirurgia prenatale interventiConsiderando la delicatezza e le complicanze di un intervento chirurgia prenatale su un feto, e dunque sono coinvolti sia la madre che il nascituro, bisogna fare sempre le dovute valutazioni concludendo che non ci sono alternative.

  • Interventi al cuore

In effetti, gli interventi vengono fatti in caso di ipoplasia, ovvero una malformazione a livello cardiaco che blocca lo sviluppo della parte sinistra del cuore. Un altro caso è quando il feto dovesse soffrire di una chiusura dell’atrio destro o sinistro, condizione che non permette al piccolo di avere un battito regolare e causa una breve sopravvivenza. Infine, sempre rimanendo su problemi cardiologici, gli interventi sono eseguibili in presenza di qualsiasi malformazione cardiaca che impedisca un battito regolare o una respirazione normale alla nascita e dopo.

  • Ernia diaframmatica

Se, come spesso accade, è un problema congenito, l’ernia va affrontata chirurgicamente per evitare possano sussistere complicazioni. L’ernia è caratterizzata da una protrusione dei visceri addominali nella cavità toracica; la compressione del polmone complica la respirazione. Prima si svolgeva un intervento a cielo aperto, ora è preferibile ricorrere alla chirurgia mini-invasiva usando il fetoscopio per l’applicazione di un palloncino al sotto delle corde vocali del feto; anche in questo caso, si interviene a condizione che il liquido accumulato nei bronchi tende ad espandersi nei polmoni; una volta che bronchi e polmoni hanno raggiunto lo sviluppo normale, il palloncino si rimuove. Di solito la rimozione avviene verso la fine della gravidanza dalla 36ma settimana in poi, previo il controllo della situazione.

  • Applicazione di stent

Se il problema fetale è a livello della valvola uretrale che impedisce la canalizzazione corretta delle vie urinarie e causa una dilatazione della vescica e una sofferenza ai reni, si interviene applicando uno stent; quest’ultimo permetterà la regolare fuoriuscita dell’urina nel liquido amniotico. Uno stent analogo si adopera nei casi idrocefalia o di altri versamenti che possono compromettere lo sviluppo fetale.

Un altro intervento è la resezione di una neoplasia.

Si procede qualora sia stato accertato che il nascituro soffra di neoplasia sacrococcigea o di tumori benigni al cuore. Sia che siano benigni, sia che siano maligni le linee guida danno indicazione all’intervento.

La chirurgia prenatale è un campo di ricerca in via di espansione, ma richiede la consultazione e la collaborazione di ginecologi, ostetrici, cardiologi, pediatri e radiologi per stabilire l’indicazione.

Ai genitori dovrebbero essere illustrati i rischi a cui va incontro la mamma o il bambino o entrambi, per far sì che si possa decidere eventualmente all’interruzione della gravidanza.

Fonte:

Ecografia in Ostetricia e ginecologia a cura di P. Callen.

 



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/chirurgia-prenatale/

giovedì 3 novembre 2016

Influenza 2016-2017: prepariamoci a sconfiggerla!

Anche quest’anno è in arrivo l’ influenza che, come tutti gli anni, si manifesterà principalmente nei mesi più freddi.

Secondo il parere degli esperti verranno colpiti circa 7 milioni di italiani, 2 milioni in più rispetto all’anno scorso. E’ importante quindi cercare di prevenirla per evitare di incorrere in complicazioni più gravi.   

Influenza 2016-2017: i virus

influenzaSecondo il parere degli esperti il picco per l’influenza 2016-2017 è previsto per il periodo tra dicembre e gennaio; in questo periodo oltre ad essere esposti a temperature più basse, verremo anche a contatto con un numero maggiore di persone, visto il periodo delle feste natalizie, e quindi saremo messi a contatto con eventuali virus che ci potrebbero contagiare.

Gli esperti hanno individuato quali sono i virus che quest’anno causeranno l’influenza, in particolare saranno 3:

  1. A/California/7/2009,
  2. A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2),
  1. B/Brisbane/60/2008 (lineaggio B/Victoria).

Influenza: soggetti più a rischio

L’influenza può colpire tutti, uomini, donne, bambini o adulti, ma quali sono i soggetti più a rischio?

In genere chi tende con più facilità ad ammalarsi sono i soggetti con difese immunitarie basse, quindi i bambini molto piccoli, le persone adulte dopo i 65 anni di età, le donne in stato di gravidanza, e chi è soggetto ad affezioni croniche (come ad esempio persone con patologie polmonari o problemi cardiaci).

Influenza: il vaccino

influenza vaccinoL’influenza può essere prevenuta con un vaccino che, in base a dati statistici, risulta avere un’efficacia tra il 70% e il 90%.

In Italia la campagna di vaccinazione partirà da metà ottobre fino al mese di dicembre.

È prevista la somministrazione del vaccino in un’unica dose per gli adulti, in due dose distinte per i bambini con età inferiore ai 9 anni, effettuate ad una distanza di almeno quattro settimane. La somministrazione avviene tramite iniezione nel braccio, per via muscolare.

Tutte le persone che non presentano particolari controindicazioni possono effettuare il vaccino, anche le donne in stato di gravidanza e i bambini. Per alcune categorie particolari è previsto l’acquisto gratuito in farmacia (persone di età superiore ai 65 anni, allevatori, donne al 2° o 3° mese di gravidanza, medici e personale sanitario…).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di inserire nei vaccini di tipo quadrivalente, oltre ai tre virus già indicati, anche il virus B/Phuket/3073/2013-like virus. Il vaccino antinfluenzale potrebbe comportare alcuni effetti collaterali come gonfiore o rossore, problemi articolari o febbre e malessere generale, o anche reazioni più gravi.

Rivolgiamoci comunque al nostro medico di fiducia per chiarire eventuali dubbi.

Influenza: sintomi

influenza sintomiI sintomi dell’influenza si manifestano in genere dopo un intervallo di tempo che va da 1 a 4 giorni da quando si è stati contagiati. Secondo gli esperti, i sintomi che si manifesteranno quest’anno saranno principalmente di tipo gastrointestinale.

Inoltre potrebbero comparire anche febbre, stato generale di malessere, brividi, dolori muscolari e articolari, inappetenza, congestione nasale, raffreddore, tosse, cefalea, diarrea, nausea e vomito.

Nel casi in cui si dovessero manifestare alcuni sintomi come vomito intenso, convulsioni, difficoltà respiratorie, labbra bluastre, dolori all’addome è necessario richiedere un consulto medico con tempestività.

Influenza: contagio e prevenzione

L’influenza è facilmente contagiosa, infatti il contagio può avvenire fino ad un raggio di due metri dalla persona ammalata e diffondersi tramite la saliva anche solo parlando o con starnuti o con tosse.

Il tempo di trasmissione del virus nei bambini può protrarsi per più di una settimana dai primi sintomi, mentre negli adulti arriva in genere fino a 5-7 giorni.  Si può essere anche contagiosi anche prima che i sintomi si manifestino.

Per questo motivo è sempre bene rimanere a casa fino a quando non si è completamente guariti, sia per evitare di contagiare altre persone sane, sia per evitare delle ricadute e aumentare il tempo di ripresa.

Per effettuare una corretta prevenzione si possono rivelare utili seguire alcuni semplici accorgimenti come ad esempio:

  • lavarsi le mani di frequente o con acqua e sapone, o in mancanza di questi, con salviettine o gel disinfettanti,
  • lavare in modo accurato oggetti utilizzati quotidianamente dalla persona ammalata (bicchieri, piatti…),
  • non condividere oggetti personali (anche se in genere l’influenza non si propaga per contatto con oggetti contaminati),
  • è meglio evitare di frequentare ambienti troppo affollati dove i virus tendono a diffondersi con più facilità,
  • evitare inoltre ambiente con clima caldo-umido,
  • se si è influenzati e si deve necessariamente stare a contatto con altre persone, utilizzare delle mascherine sul volto per evitare di diffondere i virus nell’ambiente circostante .

Influenza: cure

influenza cureL’influenza in genere tende a scomparire da sola dopo alcuni giorni. In caso di febbre alta, sempre secondo le indicazioni del medico, potrebbero essere assunti farmaci come il paracetamolo, utili ad abbassare la temperatura corporea.

Generalmente non lascia postumi, se non una sensazione di stanchezza e debolezza che potrebbe protrarsi anche fino a due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Esistono però casi particolari in cui l’influenza potrebbe degenerare in altre patologie; potrebbero manifestarsi alcune complicazioni che necessitano inevitabilmente di essere trattate e quindi un consulto medico, come ad esempio:

  • polmonite,
  • bronchiolite (nei bambini più piccoli),
  • otite,
  • sinusite.

In tutti i casi è comunque preferibile rivolgersi a medici esperti per evitare di incorrere in spiacevoli complicanze.

Oltre alla somministrazione di farmaci, è possibile utilizzare dei rimedi naturali, tramandati dalla nostra tradizione, che potrebbero rivelarsi di grande aiuto per superare gli stati influenzale.

Si potrebbe ad esempio ricorrere ad un’alimentazione dove sia presente anche il brodo di pollo, le cui proteine sembra aiutino a rinforzare il nostro sistema immunitario. Inoltre, se caldo, potrebbe fluidificare il muco generalmente presente durante l’influenza.

Altri cibi sono ricchi di proprietà antisettiche come l’aglio e la cipolla. Consigliate anche alcune tisane come camomilla, zenzero, tiglio, malva e lavanda.

Nell’alimentazione del malato non dovrebbero poi mancare una giusta quantità di frutta e verdura.



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/influenza/

Influenza 2016-2017: prepariamoci a sconfiggerla!

Anche quest’anno è in arrivo l’ influenza che, come tutti gli anni, si manifesterà principalmente nei mesi più freddi.

Secondo il parere degli esperti verranno colpiti circa 7 milioni di italiani, 2 milioni in più rispetto all’anno scorso. E’ importante quindi cercare di prevenirla per evitare di incorrere in complicazioni più gravi.   

Influenza 2016-2017: i virus

influenzaSecondo il parere degli esperti il picco per l’influenza 2016-2017 è previsto per il periodo tra dicembre e gennaio; in questo periodo oltre ad essere esposti a temperature più basse, verremo anche a contatto con un numero maggiore di persone, visto il periodo delle feste natalizie, e quindi saremo messi a contatto con eventuali virus che ci potrebbero contagiare.

Gli esperti hanno individuato quali sono i virus che quest’anno causeranno l’influenza, in particolare saranno 3:

  1. A/California/7/2009,
  2. A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2),
  1. B/Brisbane/60/2008 (lineaggio B/Victoria).

Influenza: soggetti più a rischio

L’influenza può colpire tutti, uomini, donne, bambini o adulti, ma quali sono i soggetti più a rischio?

In genere chi tende con più facilità ad ammalarsi sono i soggetti con difese immunitarie basse, quindi i bambini molto piccoli, le persone adulte dopo i 65 anni di età, le donne in stato di gravidanza, e chi è soggetto ad affezioni croniche (come ad esempio persone con patologie polmonari o problemi cardiaci).

Influenza: il vaccino

influenza vaccinoL’influenza può essere prevenuta con un vaccino che, in base a dati statistici, risulta avere un’efficacia tra il 70% e il 90%.

In Italia la campagna di vaccinazione partirà da metà ottobre fino al mese di dicembre.

È prevista la somministrazione del vaccino in un’unica dose per gli adulti, in due dose distinte per i bambini con età inferiore ai 9 anni, effettuate ad una distanza di almeno quattro settimane. La somministrazione avviene tramite iniezione nel braccio, per via muscolare.

Tutte le persone che non presentano particolari controindicazioni possono effettuare il vaccino, anche le donne in stato di gravidanza e i bambini. Per alcune categorie particolari è previsto l’acquisto gratuito in farmacia (persone di età superiore ai 65 anni, allevatori, donne al 2° o 3° mese di gravidanza, medici e personale sanitario…).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di inserire nei vaccini di tipo quadrivalente, oltre ai tre virus già indicati, anche il virus B/Phuket/3073/2013-like virus. Il vaccino antinfluenzale potrebbe comportare alcuni effetti collaterali come gonfiore o rossore, problemi articolari o febbre e malessere generale, o anche reazioni più gravi.

Rivolgiamoci comunque al nostro medico di fiducia per chiarire eventuali dubbi.

Influenza: sintomi

influenza sintomiI sintomi dell’influenza si manifestano in genere dopo un intervallo di tempo che va da 1 a 4 giorni da quando si è stati contagiati. Secondo gli esperti, i sintomi che si manifesteranno quest’anno saranno principalmente di tipo gastrointestinale.

Inoltre potrebbero comparire anche febbre, stato generale di malessere, brividi, dolori muscolari e articolari, inappetenza, congestione nasale, raffreddore, tosse, cefalea, diarrea, nausea e vomito.

Nel casi in cui si dovessero manifestare alcuni sintomi come vomito intenso, convulsioni, difficoltà respiratorie, labbra bluastre, dolori all’addome è necessario richiedere un consulto medico con tempestività.

Influenza: contagio e prevenzione

L’influenza è facilmente contagiosa, infatti il contagio può avvenire fino ad un raggio di due metri dalla persona ammalata e diffondersi tramite la saliva anche solo parlando o con starnuti o con tosse.

Il tempo di trasmissione del virus nei bambini può protrarsi per più di una settimana dai primi sintomi, mentre negli adulti arriva in genere fino a 5-7 giorni.  Si può essere anche contagiosi anche prima che i sintomi si manifestino.

Per questo motivo è sempre bene rimanere a casa fino a quando non si è completamente guariti, sia per evitare di contagiare altre persone sane, sia per evitare delle ricadute e aumentare il tempo di ripresa.

Per effettuare una corretta prevenzione si possono rivelare utili seguire alcuni semplici accorgimenti come ad esempio:

  • lavarsi le mani di frequente o con acqua e sapone, o in mancanza di questi, con salviettine o gel disinfettanti,
  • lavare in modo accurato oggetti utilizzati quotidianamente dalla persona ammalata (bicchieri, piatti…),
  • non condividere oggetti personali (anche se in genere l’influenza non si propaga per contatto con oggetti contaminati),
  • è meglio evitare di frequentare ambienti troppo affollati dove i virus tendono a diffondersi con più facilità,
  • evitare inoltre ambiente con clima caldo-umido,
  • se si è influenzati e si deve necessariamente stare a contatto con altre persone, utilizzare delle mascherine sul volto per evitare di diffondere i virus nell’ambiente circostante .

Influenza: cure

influenza cureL’influenza in genere tende a scomparire da sola dopo alcuni giorni. In caso di febbre alta, sempre secondo le indicazioni del medico, potrebbero essere assunti farmaci come il paracetamolo, utili ad abbassare la temperatura corporea.

Generalmente non lascia postumi, se non una sensazione di stanchezza e debolezza che potrebbe protrarsi anche fino a due settimane dopo la scomparsa dei sintomi.

Esistono però casi particolari in cui l’influenza potrebbe degenerare in altre patologie; potrebbero manifestarsi alcune complicazioni che necessitano inevitabilmente di essere trattate e quindi un consulto medico, come ad esempio:

  • polmonite,
  • bronchiolite (nei bambini più piccoli),
  • otite,
  • sinusite.

In tutti i casi è comunque preferibile rivolgersi a medici esperti per evitare di incorrere in spiacevoli complicanze.

Oltre alla somministrazione di farmaci, è possibile utilizzare dei rimedi naturali, tramandati dalla nostra tradizione, che potrebbero rivelarsi di grande aiuto per superare gli stati influenzale.

Si potrebbe ad esempio ricorrere ad un’alimentazione dove sia presente anche il brodo di pollo, le cui proteine sembra aiutino a rinforzare il nostro sistema immunitario. Inoltre, se caldo, potrebbe fluidificare il muco generalmente presente durante l’influenza.

Altri cibi sono ricchi di proprietà antisettiche come l’aglio e la cipolla. Consigliate anche alcune tisane come camomilla, zenzero, tiglio, malva e lavanda.

Nell’alimentazione del malato non dovrebbero poi mancare una giusta quantità di frutta e verdura.



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/influenza/

martedì 1 novembre 2016

Glossite: prendiamoci cura della nostra lingua

La Glossite è un disturbo che colpisce la lingua che diventa gonfia, arrossata e dolorante. Pur non essendo una patologia pericolosa è opportuno rivolgersi a un medico esperto per un controllo accurato in quanto potrebbe essere legata a problemi più importanti da non sottovalutare.

Le tipologie della Glossite

glossiteLa Glossite può essere suddivisa in varie tipologie a seconda delle sue caratteristiche:

  • Glossite acuta: i sintomi compaiono improvvisamente, senza una ragione evidente, sono generalmente di una certa entità e hanno una durata limitata nel tempo. Spesso è legata a una reazione allergica.
  • Glossite cronica: i sintomi durano per un periodo di tempo prolungato e sono legati ad altre patologie.
  • Glossite migrante benigna (glossite a carta geografica): il sintomo principale consiste nella formazione di zone della parte frontale della lingua che si desquamano. Si formano macchie sulla superficie di colore rossastro con contorni bianchi che si spostano nel tempo. Si tratta di una malattia benigna le cui cause sono ancora sconosciute.
  • Glossite romboide mediana: il sintomo principale è la comparsa di una macchia rossa, a forma di rombo, al centro della lingua. A volte è legata a una malattia a trasmissione sessuale: la candida.
  • Glossite atrofica: causa la perdita di un numero consistente di papille gustative. La lingua appare di colore rosso scuro e varia anche la sua morfologia.
  • Glossite di Hunter (glossite atrofica): la lingua appare dolorante, con sensazioni di bruciore e aumentare il suo spessore (atrofia). I sintomi si possono espandere ad altre zone della mucosa.
  • Glossite interstiziale: è una tipologia di glossite provocata dalla Sifilide.

I sintomi della Glossite

I sintomi della Glossite sono variabili a seconda della causa scatenante e delle caratteristiche del soggetto colpito. I primi sintomi evidenti possono essere:

  • arrossamento della lingua,
  • ulcera in bocca,
  • sensazione di gonfiore e di bruciore,
  • alterazione del gusto,
  • variazione della pigmentazione superficiale della lingua,
  • sensazione di intorpidimento,
  • desquamazione superficiale,
  • dolore alla lingua,
  • bocca secca e mal di gola,
  • lingua pelosa causata dalla variazione delle papille gustative,
  • formazione di chiazze di diverso colore,
  • variazione delle caratteristiche tattili, la lingua appare liscia.

Se non opportunamente trattata la Glossite può provocare danni anche importanti come la perdita del gusto e della capacità di percepire il sapore dei cibi. Questo a causa della distruzione delle papille gustative che si trovano sulla superficie della lingua stessa.

Se il paziente è particolarmente sensibile, il gonfiore eccessivo può provocare problemi nella deglutizione, nel respiro e nella dizione.

Le cause della Glossite

Generalmente la Glossite è un disturbo legato ad altre patologie, in pratica è un campanello di allarme che il nostro organismo ci invia per avvertirci che c’è in giro qualche problema.

Tra le cause più probabili della Glossite possiamo ricordare:

  • alimentazione non corretta con abuso di cibi troppo piccanti o ricchi di spezie e condimenti, abuso di alcol e assunzione di cibi troppo caldi,
  • stile di vita non corretto come il fumo,
  • carenze di alcune sostanze come ferro, vitamina B9 e vitamina B12,
  • anemia perniciosa,
  • problemi ai denti in cui la lingua subisce un attrito eccessivo, magari per la presenza di apparecchi o protesi dentarie,
  • carattere ereditario, in questi casi non è legata a nessuna malattia particolare,
  • infezioni varie tra cui lieviti, virus e batteri,
  • reazioni allergiche a farmaci, antibiotici, caramelle, colluttori o dentifrici,
  • malattie come l’ulcera aftosa, la sifilide, la candida, psoriasi, il pemfigo volgare  e la Sindrome di Plummer-Vinson.

Come curare la Glossite

Come curare la GlossiteConsiderato il fatto che la Glossite può essere causata da varie patologie, è fondamentale isolare con precisione le cause in modo da iniziare una cura mirata ed efficace per risolvere il problema.

Per questo motivo sono sconsigliati i rimedi casalinghi ma è importante rivolgersi a un medico esperto che possa prescrivere la cura solo dopo un’approfondita diagnosi. Infatti il rischio dei rimedi fai da te è che non agiscono sulla causa ma solo sul sintomo che si ripresenterà dopo poco tempo.

La diagnosi generalmente inizia con un’anamnesi in cui il medico raccoglie le informazioni sul paziente, il suo stile di vita e i disturbi percepiti. Seguirà un esame visivo della lingua per studiare il suo aspetto, la consistenza, il colore e l’eventuale presenza di macchie.

Se il medico lo riterrà opportuno potrà far sottoporre il paziente a esami di approfondimento come l’esame del sangue o lo studio in laboratorio di alcuni campioni di saliva prelevati sulla lingua.

Infine deciderà la cura in base ai risultati della diagnosi. Tra i trattamenti più probabili possiamo avere:

  • sciacqui e gargarismi con colluttori,
  • assunzione di integratori alimentari,
  • se il problema è legato a un’altra patologia sarà opportuno agire su di essa,
  • assunzione di farmaci o antibiotici se il problema è legato a infezioni batteriche o da funghi.

Inoltre il medico consiglierà alcuni comportamenti da seguire per alleviare il disturbo:

  • evitare di ingerire cibi troppo caldi o speziati,
  • limitare l’assunzione di alcol,
  • evitare di fumare,
  • evitare i cibi a cui siamo allergici,
  • prestare particolare cura all’igiene orale quotidiana.


Fonte: https://www.idoctors.it/blog/glossite-prendiamoci-cura-della-nostra-lingua/