giovedì 10 novembre 2016

Criptorchidismo: classificazione e complicanze

Il criptorchidismo è una patologia in cui uno o entrambi i testicoli non discendono correttamente nel sacco scrotale durante la fase della crescita.

Il termine “criptorchidismo” deriva dal greco e significa appunto “testicolo nascosto” ed è un’anomalia da tenere sotto controllo in quanto le complicanze per la salute e per la fertilità maschile possono essere serie.

La classificazione del criptorchidismo

Criptorchidismo classificazione e complicanzeIl criptorchidismo può essere classificato, dopo un’attenta visita specialista, in diverse tipologie generalmente legate alla posizione assunta dal testicolo:

  • criptorchidismo con testicolo palpabile: è possibile accertarsi della presenza del testicolo con una palpazione manuale,
  • criptorchidismo con testicolo non palpabile: il testicolo non è palpabile e questo vuol dire che possiamo essere di fronte a uno dei seguenti casi:
    • il testicolo è correttamente sviluppato ma si trova in una posizione in cui non è possibile la palpazione. In genere si trova molto in alto nella cavità addominale in quanto non è riuscito a discendere correttamente (testicolo normotrofico intra-addominale),
    • il testicolo varia frequentemente la sua posizione (testicolo retrattile),
    • il testicolo è correttamente sviluppato ma si trova al di fuori del suo normale tragitto (ectopia),
    • il testicolo è presente ma è molto piccolo e non ha nessuna funzione utile (testicolo atrofico),
    • Il testicolo non si è mai formato (agenesia del testicolo).

Le complicazioni del criptorchidismo

Se il criptorchidismo non viene diagnosticato e trattato nel modo opportuno può portare a gravi complicazioni anche irreversibili:

  • ernia inguinale: disturbo che si presenta come un rigonfiamento molle a livello dell’inguine dovuto a una fuoriuscita di un viscere (in genere l’intestino tenue) dalla sua posizione naturale. Questa patologia oltre a poter provocare un dolore addominale molto intenso, può portare anche a delle gravi complicanze, come un intasamento delle feci, un’ernia incarcerata o un’ernia strozzata,
  • torsione del testicolo: patologia in cui il testicolo subisce una torsione intorno al proprio asse e non riceve più il sangue necessario al suo corretto funzionamento. Il sintomo della torsione è comunque ben evidente ed è caratterizzato da dolore inguinale acuto,
  • trauma al testicolo: quando il testicolo non scende nella sede scrotale, che è una zona relativamente sicura e protetta, ha una maggiore probabilità di subire traumi per colpi, compressioni e schiacciamenti,
  • infertilità maschile: si tratta di una delle conseguenze più gravi per l’uomo in quanto il testicolo subendo un’alterazione della sua struttura e una variazione della sua temperatura non permette agli spermatozoi di crescere e riprodursi correttamente. La variazione termica riduce la quantità e la qualità degli spermatozoi prodotti. Ricordiamo che la temperatura ottimale si ha solo all’interno dello scroto che ha una funzione termoregolatoria nei confronti del testicolo, circa 2 gradi in meno rispetto a quella addominale. La probabilità di infertilità maschile aumenta in caso di criptorchidismo bilaterale rispetto a quello monolaterale,
  • neoplasie maligne: recenti studi hanno evidenziato che gli uomini affetti da criptorchidismo hanno una maggiore probabilità di contrarre neoplasie maligne. Il rischio maggiore si ha quando il testicolo si è fermato nella zona intraaddominale,
  • anomalie e disturbi all’epididimo (un condotto che collega i dotti efferenti dal retro di ogni testicolo al suo dotto deferente) tra cui l’agenesia, l’atresia e la dissociazione testicolo epididimaria.


Fonte: https://www.idoctors.it/blog/criptorchidismo-classificazione-complicanze/

martedì 8 novembre 2016

Cardiotocografia: scopriamo qualcosa di più

Se una mamma aspetta un bambino dovrebbe conoscere tutti gli esami raccomandati solitamente per evitare problemi in seguito. Sempre meglio prevenire soprattutto se già prima della gravidanza si soffre di qualche disturbo cardiaco (ipertensione, aritmia, scompenso etc.) o se ci sono nella vostra famiglia di origine casi di anomalie cardiache. La cardiotocografia è realizzabile con il cardiotocografo, non è invasiva ed è indolore. Cosa si cerca di più?

In cosa consiste la cardiotocografia?

cardiotocografiaSulla donna vengono poste due sonde con il fine di misurare battito e contrazioni del cuore neonatale: una sonda è ad ultrasuoni ed è collocato sull’addome della donna, l’altra è appoggiata sul fondo uterino.

Il ginecologo e l’ostetrico controllano le vostre contrazioni uterine.

Tutto ciò è registrato su uno schermo e un’apparecchiatura in grado di stampare i dati: il battito del nascituro dovrebbe essere regolare; in caso contrario la diagnosi tende a variare a seconda del risultato.

Se i battiti fanno pensare ad una significativa aritmia, il feto potrebbe essere stressato; va valutato in che momento siamo ossia se all’inizio del travaglio o alla fine. Se ci troviamo alla fine è  abbastanza fisiologico e lo “stress” e non desta alcuna preoccupazione.

Cardiotocografia: quando effettuare l’esame?

Solitamente è effettuabile dalla 30ma settimana, ma raccomandato dalla 37ma.  una volta che si raggiunge il periodo indicato, l’esame va ripetuto settimanalmente fino al giorno del travaglio stesso. Può accadere che durante l’esame, 30 minuti di durata, il nascituro dorma; in questo caso andrebbe svegliato con delicatezza e pazienza e si fa bere alla donna un bicchiere di acqua zuccherata.

E’ altresì consigliabile l’esame, nel caso in cui il nascituro non dà alcun segno che possa far pensare alla vicinissima nascita; se si supera la 40ma settimana anche di 3 o 4 giorni, per decidere se ricorrere al taglio cesareo.

E se l’esame della cardiotocografia desta sospetti?

Vi sono altri esami che il ginecologo potrebbe decidere di farvi fare come la flussimetria o l’ecodoppler.

Oltre a questi ve ne sono altri come l’ossimetria pulsata fetale, un esame semplice e affatto invasivo che si fa al bimbo, ponendo un piccolo sensore sulla guancia. Con tale accertamento gli specialisti sono in grado di valutare il livello e la quantità di ossigeno nel sangue fetale.

Le condizioni per cui si possa eseguire sono: rottura delle acque, posizione cefalica del nascituro, ed un inizio di dilatazione uterina pari circa a 2 cm.

Poi c’è l’elettrocardiogramma fetale che consiste nell’applicazione via vaginale di un elettrodo sulla testa del piccolo; serve la stessa situazione del precedente esame (posizione cefalica e rottura di acque). Si potrebbe menzionare anche un altro tipo di accertamento prelevando un po’ di sangue dal capo del nascituro, ma non viene quasi mai seguito per l’invasività.

Perchè è importante la cooperazione tra ginecologi e cardiologi in gravidanza?

La cooperazione o collaborazione si rivela molto utile poiché durante la gravidanza, la donna vive continue trasformazioni a livello emodinamico: il volume del sangue aumenta, l’andamento sistolico come pure la frequenza cardiaca sono più alte. E’  importante vengano controllati i battiti del nascituro e quelli della donna poiché si può avere un’ulteriore conferma dell’avvicinarsi del parto.

Durante la gravidanza va controllata la frequenza cardiaca che dovrebbe oscillare tra gli 80/90 rispetto ai 70 che caratterizzano lo stato non gestazionale; la normalità si raggiunge dopo circa 2 mesi dal parto.

Se poi si svolge l’attività fisica consentita, ovvero non agonistica, le frequenze cardiache vanno mantenute ai livelli ideali rispettando o il 50-70% della FCmax, o eseguendo sforzi senza superare il 10°-15° punto della scala di Borg.

Come deve essere la frequenza cardiaca in un feto, nel neonato e nel bambino adulto?

cardiotocografia fetoLa frequenza del battito cardiaco fetale è superiore a quella di un adulto sano. Intorno all’ottava settimana di gravidanza, quando il ginecologo riesce per la prima volta a osservare le pulsazioni del cuoricino con l’ecografo, la frequenza si aggira intorno ai 100 battiti al minuto. Alla decima settimana, è salita a circa 175 battiti al minuto. Alla 15esima circa 150 battiti al minuto. Alla 20esima settimana la frequenza media è di 140 battiti al minuto e al termine dell’attesa è di circa 120 battiti al minuto. Il battito del bambino è destinato poi a rallentare progressivamente nel corso degli anni fino alla pubertà.

Fonte:

www.my-personaltrainer.it



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/cardiotocografia/

Schizofrenia paranoide: sintomi e cure

La schizofrenia paranoide è una malattia mentale cronica dove la persona colpita perde il contatto con la realtà che la circonda e immagina di sentire e percepire cose che in realtà non avvengono.

Il paziente colpito da schizofrenia paranoide può avere importanti complicazioni nello svolgere la vita di tutti i giorni e per questo motivo è consigliabile sottoporsi a trattamenti mirati in modo da gestire nel migliore dei modi i sintomi della malattia.

I sintomi della schizofrenia paranoide

Schizofrenia paranoideI sintomi della schizofrenia paranoide possono essere:

  • allucinazioni uditive, quando si sentono voci che non esistono;
  • manie di grandezza,
  • paranoie, quando si pensa di essere vittime di un complotto oppure che le altre persone agiscono e seguono comportamenti con il fine di danneggiarci;
  • stati di ansia,
  • scatti d’ira e comportamenti aggressivi e violenti sia contro se stessi che nei confronti di altre persone;
  • deliri che possono interessare ogni sfera della vita della persona e riguardare ogni aspetto della quotidianità;
  • distacco emotivo.

Se non opportunamente curata la schizofrenia paranoide può portare a pericolose complicazioni sia sul carattere emotivo e sia sulla salute fisica:

  • depressione,
  • malattie dovute a un consumo eccessivo di droghe, medicinali, fumo e alcol,
  • problemi con la giustizia a causa dei comportamenti violenti,
  • povertà in quanto non si riesce ad avere una normale vita lavorativa,
  • scarso rendimento scolastico.

Come curare la schizofrenia paranoide

La schizofrenia paranoide non è una malattia che si risolve da sola e per questo motivo è fondamentale rivolgersi a un esperto per una visita accurata. Durante la visita verranno effettuati numerosi test clinici e psicologici in modo da capire meglio le cause, i sintomi e le cure più adeguate.

Il rischio di non iniziare nessuna terapia è che la malattia possa degenerare fino a livelli pericolosi per se stessi e per le persone che ci sono accanto.

Le cause e i fattori di rischio della schizofrenia paranoide

Numerosi studi sono stati effettuati su questa patologia ma ancora non sono conosciute le cause scatenanti. Sono stati invece individuati alcuni fattori di rischio che aumentano la probabilità di esserne colpiti:

  • ereditarietà, se in famiglia ci sono stati altri casi analoghi è più facile esserne colpiti,
  • virus contratti dal feto durante la gravidanza,
  • alimentazione,
  • accumulo eccessivo di stress quotidiano,
  • vecchiaia,
  • assunzione di farmaci psicoattivi in età giovanile,

La schizofrenia paranoide è uno stato che dura nel tempo quindi le terapie utilizzate per tenerla sotto controllo saranno generalmente a lungo termine e dovranno essere seguite anche quando le condizioni del paziente migliorano. Il rischio di interromperle prematuramente è di avere pesanti ricadute.

Con una terapie mirata sarà comunque possibile seguire una vita normale e soddisfacente da ogni punto di vista.

I trattamenti dipenderanno dallo stato del paziente e dalla gravità della situazione:

  • farmaci antipsicotici di prima generazione, di seconda generazione e antidepressivi capaci di tenere sotto controllo i sintomi. Questi farmaci vanno assunti sotto stretto controllo medico in quanto hanno numerosi effetti collaterali anche pericolosi per la salute fisica (colesterolo, diabete, ipertensione),
  • ricovero ospedaliero.


Fonte: https://www.idoctors.it/blog/schizofrenia-paranoide-sintomi-cure/

domenica 6 novembre 2016

Omeopatia e depressione post-partum: la natura ti viene incontro!

Ebbene, molte donne che vivono con ansia la gravidanza possono andare incontro ad una crisi di depressione post partum, che potrebbe manifestarsi in modo diverso e con un stato depressivo che si distingue in lieve, medio ed alto.

E’ essenziale prepararsi ed essere pronti ad affrontare quest’eventualità. Esistono psicologi, ginecologi e omeopati che possono aiutarti: i primi e i secondi potrebbero diagnosticare questa forma depressiva e questi ultimi possono trovare alcuni rimedi naturali senza ricorrere necessariamente a farmaci.

Depressione post partum: cosa può accadere durante il puerperio?

depressione post partumTalvolta la gioia e l’emozione di essere diventate madri dura pochi giorni o poche settimane; a volte lo stress e l’ansia prendono il sopravvento e le neo-mamme iniziano a chiedersi mille quesiti ai quali non sanno dare risposta.

L’ansia sale e la depressione prevale.

E’ importante diventare prima possibile consapevoli di cosa significa e significherà in futuro l’essere mamma: c’è una creatura da allattare, da nutrire, da crescere, da educare.

I dubbi sono normali e frequentissimi e dovrebbero essere ottimizzati e considerati allarmi da fermare.

Facciamo qualche esempio: “Sarò in grado di allevarlo bene? Riuscirò ad amarlo senza trascurare la casa e il mio compagno, partner o marito? Saprò aiutarlo quando piange?”.

E poi potresti fartene altre che riguardano il tuo corpo come: “Ritornerò ad avere lo stesso corpo che avevo prima del parto? Avrò il latte necessario? Come posso controllare i miei sbalzi di umore?”.

Tutte queste domande, questi dubbi sono più che naturali ed hanno tutte una risposta affermativa a condizione che le madri seguano l’istinto materno senza farsi prendere da attacchi di panico e ascoltino tutti i consigli degli specialisti ai quali è preferibile raccontare cosa stanno attraversando.

Depressione post partum: il rimedio attraverso l’omeopatia o la naturopatia

depressione post partum omeopatia

depressione post partum omeopatia

Fondamentalmente si dovrebbe capire quali sintomi si stanno avendo e di quale preciso disturbo si sta soffrendo per poi stabilire quale rimedio potrebbe essere più efficace. Elencheremo alcuni prodotti o sostanze naturali che sono stati usati sin dall’antichità per dare sollievo a pazienti che soffrivano di tale disturbo cercando di fornire alcuna informazione relativa a tali piante:

  • ignatia,
  • sepia,
  • pulsatilla,
  • staphisagra (adatta anche un parto particolarmente complicato),
  • natrium-muriaticum,
  • kali-phos.

Ignatia

L’ignatia è un albero, le cui foglie hanno una forma ovale e i cui fiori di colore bianco  si presentano a forma di grappolo. Dai suoi fiori nasce un frutto, una bacca ricca di semi dal sapore piuttosto amaro.

E’ una pianta coltivata prevalentemente nelle regioni asiatiche e tropicali come per esempio le Filippine e l’India. L’ignatia che deve il suo nome al suo scopritore, il gesuita Ignazio di Loyola, veniva impiegata per curare febbri, nevralgie, gastralgie e l’epilessia. In questi tempi, viene prescritta nei casi di depressione post-partum poiché agisce sull’ansia e aiuta a farti sentire più rilassata.

Questa sostanza dovrebbe essere assunta eliminando o riducendo radicalmente il consumo del caffè o del fumo. Può essere efficace se lo stato depressivo non è di alto livello e coinvolge l’umore e il sistema nervoso o provoca mal di testa, nausea come altri problemi gastro-intestinali. Sarà lo specialista a valutare la giusta o necessaria assunzione.

Sepia

La sepia si estrae dalla seppia e rappresenta uno dei rimedi naturali più antichi per la cura di problemi ormonali, che spesso possono essere legati anche alla depressione post partum . Il primo a parlare degli effetti benefici della sepia fu Aristotele, relativamente a disfunzioni ormonali e tutto ciò che ne consegue.

Viene impiegata anche nei casi di spossatezza e senso di stanchezza, condizione e stato molto comune nelle donne che durante il puerperio vivono questa forma depressiva.

La sepia è particolarmente efficace nei casi di calo del desiderio sessuale o sulla pelle che assume un colorito giallastro; ciò significa che è adattissima nei casi di depressione post partum.

L’assunzione va comunque tenuta sotto controllo medico per evitare eventuali effetti collaterali; in realtà, non essendo un farmaco, non sono stati fino ad ora evidenziati particolari effetti collaterali, ma è consigliabile non superare le dosi consigliate dagli omeopati.

Cosa si sa della pulsatilla?

E’ una pianta che trova il suo habitat naturale nelle praterie americane ed euroasiatiche; è caratterizzata da un fiore di color arancione con foglie ricoperte da una peluria che mossa dal vento, sembra vedere dei piccolissimi peli che pulsano.

L’effetto di questa pulsazione ha dato il nome alla pianta.

Veniva usata dagli indigeni per le sue proprietà benefiche in campo ostetrico; recentemente sono stati scientificamente provati tali effetti.

Sembra essere piuttosto efficace di fronte ad improvvisi scoppi di pianto o di riso o quando la donna sente le caviglie particolarmente gonfie e con problemi circolatori. Le terapie basate sull’uso di pulsatilla sono indicate in caso di patologie alle vie respiratorie, indigestioni, problemi gastrici o mestruali, ma sono sconsigliate in gravidanza.

Cos’è la staphysagria?

E’ una pianta officinale dal fiore viola, usata sin dall’antichità per alleviare i dolori articolari, medicare le ferite, pulire l’intestino. Dal fiore vengono tirati via i semi, che una volta pestati si trasformano in prodotti omeopatici.

In caso di mal di testa, insonnia e frequenti sbalzi di umore causate dalla depressione post partum o dal puerperio, può essere un gran beneficio a condizione non si stia allattando; qualche controindicazione è data dal fatto che influisce sulla circolazione sanguigna e potrebbe aumentare il flusso mestruale, è da assumere in assenza di ciclo. Un’altra raccomandazione andrebbe fatta sul dosaggio che va assolutamente tenuto sotto controllo medico ed attentamente rispettato.

A cosa serve il natrium muriaticum?

E’ un sale particolare usato in omeopatia per curare tutte le persone che tendono ad avere reazioni incontrollate o repentini sbalzi di umore che vanno in crescendo in caso di forti rumori, musica alta o una temperatura molto calda ed asfissiante.

L’insieme di questa sintomatologia potrebbe verificarsi nei casi di depressione post-partum e quindi questo composto a base di sale può rivelarsi efficace. Non vi sono effetti collaterali o controindicazioni anche se è preferibile farne uso se non si soffre di ipertensione.

Cos’è il kali-phos?

Si tratta in questo caso di un metallo presente nelle piante e negli animali ed è spesso mescolato con l’acido fosforico. Generalmente è adatto a risolvere problemi al sistema nervoso e quindi l’ansia, lo stress, i conseguenti disturbi gastro-intestinali, l’insonnia e l’ipersensibilità. Influendo sul sistema nervoso centrale e periferico, aiuta a rinforzare la memoria e le energie fisiche.

Ricorrere all’omeopatia può essere vantaggioso in quanto i prodotti o le sostanze prescritte alleviano dolori di diversa natura senza provocare effetti collaterali e senza affrontare rischi. E’ severamente raccomandata la visita dall’omeopata, dal naturopata, dal ginecologo, poiché sono solo gli specialisti che possono formulare una diagnosi esatta dandovi i consigli nella scelta e nel dosaggio dei rimedi naturali. Questo è dovuto al fatto che il più spesso queste sostanze, devono essere assunte senza superare le dosi prescritte nella terapia scelta in base allo stato generale di salute.

Fonte:

www.benessere.com

 



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/depressione-post-partum-omeopatia/

sabato 5 novembre 2016

Malattia diverticolare: attenzione alle complicazioni

La malattia diverticolare è una patologia molto diffusa nel mondo occidentale a causa della nostra alimentazione generalmente povera di fibre di qualità e troppo ricca di cibi elaborati.

Al comparire di sintomi sospetti è consigliabile rivolgersi, per una visita di controllo, presso uno specialista in quanto le complicazioni di questa malattia possono essere anche gravi e irreversibili.

Che cosa è la malattia diverticolare

Malattia diverticolareI diverticoli sono delle piccole tasche (dai 3 mm ai 3 cm di grandezza) che si formano sulle pareti interne del colon, di solito nel sigma o nel colon sinistro. Una volta formate queste sacche diventano permanenti e, se si infettano e si infiammano, danno origine a complicazioni tipiche della malattia diverticolare.

I sintomi della malattia diverticolare e le sue complicanze

I sintomi della malattia diverticolare e le sue complicanzeGeneralmente una malattia diverticolare non complicata è asintomatica. Mentre nel caso di una malattia diverticolare con complicanze i sintomi possono essere:

  • dolori nello stomaco e nel basso ventre,
  • brividi,
  • febbre,
  • sensazione di pienezza,
  • diarrea,
  • gonfiore,
  • ascesso con presenza di pus,
  • variazioni delle abitudini intestinali,
  • alterazione dell’alvo,
  • formazione di fistole,
  • sanguinamento del colon,
  • perforazione,
  • difficoltà a evacuare.

Questi sintomi iniziano generalmente quando un pezzo di cibo rimane nel diverticolo dando origine a un’infiammazione del colon. L’infezione, se non curata tempestivamente, si espande nelle aree circostanti e procura l’innalzamento della temperatura corporea e fitti dolori nella parte sinistra dell’addome. In seguito ci possono essere tracce di sangue che fuoriescono dal retto che segnalano in modo inequivocabile la presenza dell’infiammazione.

Se la massa infettata contenuta nell’intestino penetra nella cavità addominale, può provocare l’infezione del peritoneo molto pericolosa: la peritonite. In questa occasione lo stomaco è dolorante, appare duro al tatto, c’è la difficoltà a espellere i gas intestinale e la febbre aumenta considerevolmente.

In alcuni casi si possono formare delle fistole, ossia dei condotti che collegano l’intestino con la vescica o altri organi limitrofi. In questo modo i virus e i batteri si diffondono velocemente contagiando altri parti del corpo. Le donne possono lamentare problemi vaginali che si presentano con perdite di liquido vaginali o nelle urine, sensazioni di dolore e bruciore durante la minzione e un’infiammazione della vescica difficile da eliminare.

Le cause della malattia diverticolare

I motivi precisi per cui ha origine questo disturbo ancora non sono noti del tutto ma, numerosi studi hanno evidenziato che la causa principale della malattia diverticolare è imputabile a una dieta povera di fibre che provoca una stitichezza cronica.

I primi casi di questa malattia si sono verificati con l’arrivo della “civiltà moderna” quando l’umanità ha iniziato a mangiare cibi troppo elaborati che generalmente sono poveri di fibre. Inoltre la persone, rispetto alle civiltà contadine, hanno gradualmente diminuito l’assunzione di frutta, verdura e legumi. Per questo motivo la malattia diverticolare è altamente diffusa in tutti i paesi industrializzati mentre è del tutto assente nei paesi in via di sviluppo.

Con il passare del tempo l’alimentazione errata provoca un aumento della pressione interna del colon formando i diverticoli. Se la situazione permane, queste sacche si possono riempire di materiale fecale che fa aumentare ulteriormente la pressione sulle pareti del colon e provocare i primi sintomi.

Ci sono poi alcuni fattori che possono aumentare la probabilità di contrarre la patologia:

  • peso eccessivo,
  • stitichezza cronica,
  • avanzare dell’età che rende i tessuti connettivi più deboli,
  • sistema immunitario debilitato,
  • chemioterapia.

Come diagnosticare la malattia diverticolare

La malattia diverticolare può essere diagnosticata tramite una colonscopia o esami radiologici.

Come curare la malattia diverticolare

Come curare la malattia diverticolareIl primo metodo che viene consigliato per curare la malattia diverticolare è apportare variazioni alla nostra alimentazione aumentando il contenuto di fibre assunte con i cibi (frutta, verdura, cereali, legumi) ed eliminando alcuni alimenti che hanno la capacità di aumentare la pressione del colon.

Se il problema principale è il dolore allo stomaco, questo può essere diminuito attraverso impacchi di borsa con ghiaccio sulla parte interessata. Evitate di applicare impacchi di acqua calda perché potrebbe avere l’effetto contrario e accelerare l’infezione.

Per quanto riguarda i medicinali possono venire prescritti antidolorifici per limitare i primi dolori e in seguito antibiotici e farmaci che rendono le feci più morbide.

In caso di situazione seria, irreversibile, quando i trattamenti con farmaci non danno risposte positive e gli attacchi sintomatici sono ripetuti sarà necessario un intervento chirurgico in cui viene asportata la parte del colon malata. In seguito il colon sano viene riagganciato al retto (“anastomizzato”) per ottenere lentamente il pieno recupero delle funzionalità. Generalmente il corretto funzionamento delle attività intestinali riprende dopo circa tre settimane.

Se la malattia viene diagnosticata in ritardo e la situazione non è recuperabile, l’intervento chirurgico dovrà ricostruire un ano artificiale (colostomia temporanea).

Comunque la migliore cura rimane sempre la prevenzione facendo attenzione alla nostra alimentazione quotidiana che dovrà essere ricca di fibre. In questo modo si ottengono feci più morbide e il colon non viene soggetto a sforzi eccessivi durante l’evacuazione evitando la formazione di nuove sacche e di inserire feci in sacche già presenti.



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/malattia-diverticolare-attenzione-alle-complicazioni/

Malattia diverticolare: attenzione alle complicazioni

La malattia diverticolare è una patologia molto diffusa nel mondo occidentale a causa della nostra alimentazione generalmente povera di fibre di qualità e troppo ricca di cibi elaborati.

Al comparire di sintomi sospetti è consigliabile rivolgersi, per una visita di controllo, presso uno specialista in quanto le complicazioni di questa malattia possono essere anche gravi e irreversibili.

Che cosa è la malattia diverticolare

Malattia diverticolareI diverticoli sono delle piccole tasche (dai 3 mm ai 3 cm di grandezza) che si formano sulle pareti interne del colon, di solito nel sigma o nel colon sinistro. Una volta formate queste sacche diventano permanenti e, se si infettano e si infiammano, danno origine a complicazioni tipiche della malattia diverticolare.

I sintomi della malattia diverticolare e le sue complicanze

I sintomi della malattia diverticolare e le sue complicanzeGeneralmente una malattia diverticolare non complicata è asintomatica. Mentre nel caso di una malattia diverticolare con complicanze i sintomi possono essere:

  • dolori nello stomaco e nel basso ventre,
  • brividi,
  • febbre,
  • sensazione di pienezza,
  • diarrea,
  • gonfiore,
  • ascesso con presenza di pus,
  • variazioni delle abitudini intestinali,
  • alterazione dell’alvo,
  • formazione di fistole,
  • sanguinamento del colon,
  • perforazione,
  • difficoltà a evacuare.

Questi sintomi iniziano generalmente quando un pezzo di cibo rimane nel diverticolo dando origine a un’infiammazione del colon. L’infezione, se non curata tempestivamente, si espande nelle aree circostanti e procura l’innalzamento della temperatura corporea e fitti dolori nella parte sinistra dell’addome. In seguito ci possono essere tracce di sangue che fuoriescono dal retto che segnalano in modo inequivocabile la presenza dell’infiammazione.

Se la massa infettata contenuta nell’intestino penetra nella cavità addominale, può provocare l’infezione del peritoneo molto pericolosa: la peritonite. In questa occasione lo stomaco è dolorante, appare duro al tatto, c’è la difficoltà a espellere i gas intestinale e la febbre aumenta considerevolmente.

In alcuni casi si possono formare delle fistole, ossia dei condotti che collegano l’intestino con la vescica o altri organi limitrofi. In questo modo i virus e i batteri si diffondono velocemente contagiando altri parti del corpo. Le donne possono lamentare problemi vaginali che si presentano con perdite di liquido vaginali o nelle urine, sensazioni di dolore e bruciore durante la minzione e un’infiammazione della vescica difficile da eliminare.

Le cause della malattia diverticolare

I motivi precisi per cui ha origine questo disturbo ancora non sono noti del tutto ma, numerosi studi hanno evidenziato che la causa principale della malattia diverticolare è imputabile a una dieta povera di fibre che provoca una stitichezza cronica.

I primi casi di questa malattia si sono verificati con l’arrivo della “civiltà moderna” quando l’umanità ha iniziato a mangiare cibi troppo elaborati che generalmente sono poveri di fibre. Inoltre la persone, rispetto alle civiltà contadine, hanno gradualmente diminuito l’assunzione di frutta, verdura e legumi. Per questo motivo la malattia diverticolare è altamente diffusa in tutti i paesi industrializzati mentre è del tutto assente nei paesi in via di sviluppo.

Con il passare del tempo l’alimentazione errata provoca un aumento della pressione interna del colon formando i diverticoli. Se la situazione permane, queste sacche si possono riempire di materiale fecale che fa aumentare ulteriormente la pressione sulle pareti del colon e provocare i primi sintomi.

Ci sono poi alcuni fattori che possono aumentare la probabilità di contrarre la patologia:

  • peso eccessivo,
  • stitichezza cronica,
  • avanzare dell’età che rende i tessuti connettivi più deboli,
  • sistema immunitario debilitato,
  • chemioterapia.

Come diagnosticare la malattia diverticolare

La malattia diverticolare può essere diagnosticata tramite una colonscopia o esami radiologici.

Come curare la malattia diverticolare

Come curare la malattia diverticolareIl primo metodo che viene consigliato per curare la malattia diverticolare è apportare variazioni alla nostra alimentazione aumentando il contenuto di fibre assunte con i cibi (frutta, verdura, cereali, legumi) ed eliminando alcuni alimenti che hanno la capacità di aumentare la pressione del colon.

Se il problema principale è il dolore allo stomaco, questo può essere diminuito attraverso impacchi di borsa con ghiaccio sulla parte interessata. Evitate di applicare impacchi di acqua calda perché potrebbe avere l’effetto contrario e accelerare l’infezione.

Per quanto riguarda i medicinali possono venire prescritti antidolorifici per limitare i primi dolori e in seguito antibiotici e farmaci che rendono le feci più morbide.

In caso di situazione seria, irreversibile, quando i trattamenti con farmaci non danno risposte positive e gli attacchi sintomatici sono ripetuti sarà necessario un intervento chirurgico in cui viene asportata la parte del colon malata. In seguito il colon sano viene riagganciato al retto (“anastomizzato”) per ottenere lentamente il pieno recupero delle funzionalità. Generalmente il corretto funzionamento delle attività intestinali riprende dopo circa tre settimane.

Se la malattia viene diagnosticata in ritardo e la situazione non è recuperabile, l’intervento chirurgico dovrà ricostruire un ano artificiale (colostomia temporanea).

Comunque la migliore cura rimane sempre la prevenzione facendo attenzione alla nostra alimentazione quotidiana che dovrà essere ricca di fibre. In questo modo si ottengono feci più morbide e il colon non viene soggetto a sforzi eccessivi durante l’evacuazione evitando la formazione di nuove sacche e di inserire feci in sacche già presenti.



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/malattia-diverticolare-attenzione-alle-complicazioni/

venerdì 4 novembre 2016

Non sottovalutiamo gli attacchi d’ansia degli studenti

Interrogazioni, compiti in classe e problemi con compagni e professori scatenano sempre più attacchi d’ansia in alcuni ragazzi e ragazze particolarmente sensibili della Scuola media e superiore. Le manifestazioni comuni sono la difficoltà di respirazione, come se si avesse un peso che schiaccia il petto, la sudorazione improvvisa e immotivata, l’inacapacità di spiegare cosa succede, quindi scena muta, a volte macchie sul viso e sul collo che spariscono quando il soggetto si calma. Queste manifestazioni, se si presentano più volte, diventano sempre più evidenti e consistenti in quanto ognuna si rinforza dal ricordo ancora presente della precedente. A lungo andare si trasformano in veri a propri attacchi di panico.

Lavorando nelle scuole, come psicologa scolastica, ho visto diversi casi di attacchi d’ansia nati così per caso, perché il ragazzo o la ragazza non avevano studiato abbastanza quel giorno  o erano già in crisi per altri motivi, poi l’ansia è cresciuta mano a mano fino a diventare attacchi di panico veri e propri con sintomi simili ma con l’aggiunta di immobilizzazione: il soggetto fatica a respirare, suda, non riesce a parlare e non riesce più a svolgere alcuna attività fino a quando non si calma. A questo punto subentra la paura anche nei momenti di normale vita quotidiana, paura che succede di nuovo!

Il timore che ritorni un altro attacco di panico è l’effetto collaterale devastante degli attacchi di panico stessi, e quello che convince i soggetti di non essere più persone “normali” ma malati.

Gli attacchi di panico si curano con terapia psicologica e farmacologica, non guariscono spontaneamente senza cure, per questo è necessario fare prevenzione quando si tratta ancora di ansia perché questa è curabile con poche sedute psicologiche a differenza dell’attacco di panico che guarisce nel giro di anni.


Dott.ssa Trevisol Loana

Psicologa

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